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Il deserto dei Tartari

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 34

By Dino Buzzati

(7755)

| Hardcover | 9788481304886

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Book Description

Nel giugno 1940, mentre Mussolini dichiarava guerra al mondo, usciva un romanzo del giovane giornalista Dino Buzzati in cui la guerra si attendeva, invano, nella speranza che desse un senso al destino degli ufficiali e dei soldati mandati a presidiare una fortezza al confine di uno stato imprecisatoContinue

Nel giugno 1940, mentre Mussolini dichiarava guerra al mondo, usciva un romanzo del giovane giornalista Dino Buzzati in cui la guerra si attendeva, invano, nella speranza che desse un senso al destino degli ufficiali e dei soldati mandati a presidiare una fortezza al confine di uno stato imprecisato. Il deserto dei Tartari, disperata parabola sulla vanità dell'esistenza, rischiò così, per un paradosso della storia, di esser contrabbandato per libro guerrafondaio, tanto più che la prima traduzione europea, in tedesco, apparve nel 1942 nella Vienna nazista.
Ma fortunatamente il messaggio del romanzo era troppo netto per dar luogo a equivoci. La Fortezza Bastiani, affacciata su un deserto che secondo una leggenda era stato un tempo sede delle scorrerie delle orde dei Tartari, accoglie il tenente di prima nomina Giovanni Drogo come un incubo concentrazionario accoglie chi lo sogna: circondata dal nulla, al nulla votata nel susseguirsi immobile di giornate tutte uguali, essa diviene il luogo dell'attesa e dello scacco, segnato da un'aura di sommessa ma inscalfibile delusione che finisce per costituire un bastione contro sconfitte e tragedie ben peggiori.
Nonostante abbia ottenuto un trasferimento, Drogo resterà per tutta la vita nella fortezza, spiando i minimi indizi dell'avvicinarsi di un qualunque nemico (e basta anche il più labile e improbabile per farlo resistere altri anni nell'attesa). E quando finalmente il nemico si paleserà, con un esercito in armi, e cannoni, e tutto il necessario, lui sarà ormai troppo vecchio per combattere: verrà perciò spedito nelle retrovie, dove lo coglierà con dolcezza la morte naturale. Una morte liberatoria e consolante, per una vita che non ha voluto, né saputo, essere vita.

Critics

  • Il deserto dei tartari

    Quando Giovanni Drogo, ventunenne ambizioso appena nominato tenente del regio esercito, indossa la divisa davanti allo specchio di casa la mattina in cui deve raggiungere la sua prima destinazione, per la prima volta in vita sua prova un vago present ... (read full critics)

    mangialibri published on Thu, 16 Feb 2012

  • Il deserto dei tartari

    Il deserto dei tartari, pubblicato nel 1940, rappresenta per Dino Buzzati, uno dei maggiori narratori italiani del secolo scorso, il libro del successo. Un successo, di pubblico e di critica, che ha varcato i confini nazionali e che continua tuttora. ... (read full critics)

    Qlibri published on Fri, 26 Nov 2010

9 Reviews

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  • 1 person find this helpful

    La vita come attesa. La vita che delude. La vita che passa e non si sa.
    Quando dopo letture veloci ti ritrovi ad affrontare un libro del genere puoi fare solo due cose; o rassegnarti all' attesa come fa Giovanni Drogo, o lasciarlo lì dov'è per correre dietro altri libri veloci. Io ho preferito ferma ... (continue)

    La vita come attesa. La vita che delude. La vita che passa e non si sa.
    Quando dopo letture veloci ti ritrovi ad affrontare un libro del genere puoi fare solo due cose; o rassegnarti all' attesa come fa Giovanni Drogo, o lasciarlo lì dov'è per correre dietro altri libri veloci. Io ho preferito fermarmi, e non me ne sono pentita.
    È un libro largamente introspettivo, con momenti quasi arditi per la staticità su cui è saldamente costruito. Ma contiene dentro di sè un bellissimo significato che, se permettete, lascio a voi conoscere.

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    Cleoky said on Apr 7, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Giovanni Drogo, giovane tenente, si dirige alla Fortezza Bastiani, luogo del suo primo incarico.
    E' impaziente di darsi da fare, l'idea di avere davanti a sé la prospettiva di una lunga e soddisfacente carriera lo elettrizza. Che delusione, dunque, scoprire che la suddetta fortezza è un avamposto do ... (continue)

    Giovanni Drogo, giovane tenente, si dirige alla Fortezza Bastiani, luogo del suo primo incarico.
    E' impaziente di darsi da fare, l'idea di avere davanti a sé la prospettiva di una lunga e soddisfacente carriera lo elettrizza. Che delusione, dunque, scoprire che la suddetta fortezza è un avamposto dove regnano la calma, la routine, la noia. Si trova al limitare di un deserto, dal quale si pensa possano giungere degli invasori, i tartari, ma all'orizzonte si vedono da sempre solo nebbie perenni. Drogo tenta un escamotage per lasciare il posto, potrebbe farlo entro quattro mesi, ma alla fine decide di rimandare. Rimarrà lì tutta la vita.

    Non è difficile immedesimarsi in Drogo. Immaginate di essere allegri e pimpanti come solo un giovane pieno di belle speranze può essere. Lasciate casa, amici, parenti, amanti, convinti di essere nella strada che porterà a realizzarvi. Certo la sistemazione non è delle migliori, ma del resto siete solo all'inizio, il meglio ha da venire, e più passano i mesi più vi abituate. E poi c'è sempre tempo per tutto, potete sempre tornare da dove siete venuti, e niente sarà cambiato, giusto?
    Purtroppo per Drogo e per il resto di noi, no.

    Il tempo tiranno ha solo metà della colpa, l'altra spetta all'uomo. Drogo - l'essere umano - pur trovandosi in una condizione che non corrisponde alle sue ambizioni, paradossalmente trova delle scuse pur di restare. I tartari sono da tutti considerati parte di una vecchia leggenda, ma nel profondo la fiamma della generale aspettativa di un attacco è sempre accesa, e proprio quando sembra attenuarsi, torna ad incendiare l'anima dei soldati, magari solo perché si è avvistata una tremula luce. In più, ci si trova in un'oasi di sicurezza, non è facile abbandonarla, da altre parti chissà quante lotte bisogna affrontare. Eppure si è lì perché si desidera la battaglia; che ironia, di cognome dovremmo fare tutti Paradosso. Ma c'è anche chi, come il tenente Angustina, smette di inseguire illusioni e abbraccia la prospettiva del dolore e della morte pur di dare al suo essere la gloria che in origine cercava. D’obbligo citare anche la nostalgica figura del capitano Ortiz, l’uomo finito e rassegnato, ma ancora incapace di arrendersi del tutto, i suoi tentativi di mettere in guardia gli altri sono deboli.

    Ma torniamo a noi, a Drogo, che dopo anni ritorna alla casa nella quale è cresciuto. Ma è troppo tardi, il tempo e la lontananza hanno corroso tutto, impossibile ritrovare il senso di familiarità tra le mura domestiche, impossibile intrattenersi come una volta con la madre, impossibile - e qui cito una delle scene più tristi che mi sia capitato di leggere - conversare con la migliore amica con la complicità di prima, assurdo credere che si può rimediare, figurarsi pensare che lei abbia aspettato e sia pronta a svelare sentimenti d'amore. Straniero in terra straniera, non rimane che far ritorno alla fortezza, e aspettare.

    Se ancora non si fosse capito, dico a chiare lettere che ho trovato questo romanzo un capolavoro. Com'è che si dice? Da antologia. Dovrebbe essere LA lettura obbligatoria in ogni scuola italiana e non, per avere il merito di illustrare l'essenza dell'uomo e della vita tramite un'idea egualmente geniale ed efficace.
    Certo il tutto è pervaso da una nota malinconica che enfatizza gli aspetti negativi dell'essere, ma non c'è nulla di costruito, di falso. Pure il finale, cattivissimo, risulta maledettamente vero e convincente nella sua tragedia. L'enigma dell'ultima scena, inoltre, lascia spazio a più rosee interpretazioni; basta rileggere tutto alla luce di una stella.

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    Irimias said on Apr 2, 2012 | 2 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    Fantastic book, one of those that really give you something. Very pessimistic, in this sense it reminds me Kafka.
    Trivia: Berlusconi cited this book saying: "We would better use the army not to keep guard over the Desert of the Tartars, but to be used against the evil army, that is crime"

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    Eneth80 said on May 8, 2010 about the Paperback edition | Add your feedback

  • metafora enorme

    La grandiosa metafora, essa stessa protagonista del libro, non è retta, credo, da un'altrettanto solida scrittura. Bellissime molte descrizioni, tuttavia ritengo che la lingua, la tenuta della scrittura sia spesso poco coerente e poco sicura.
    Le accuse che volevano lo scrittore emulo di Kafka credo ... (continue)

    La grandiosa metafora, essa stessa protagonista del libro, non è retta, credo, da un'altrettanto solida scrittura. Bellissime molte descrizioni, tuttavia ritengo che la lingua, la tenuta della scrittura sia spesso poco coerente e poco sicura.
    Le accuse che volevano lo scrittore emulo di Kafka credo non colgano nel segno. Mi sembra un autore più vicino, come tematiche, ad Albert Camus, anche se meno solido come tenuta linguistica.

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    Benedetto Giacobbe said on May 14, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • "Ora sentiva perfino un'ombra di opaca amarezza,come quando le gravi ore del destino ci passano vicine senza toccarci e il loro rombo si perde lontano mentre noi rimaniamo soli,fra gorghi di foglie secche,a rimpianger la terribile ma grande occasione perduta."

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    Silviakirsche said on May 6, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • colpevolmente, non l'avevo mai letto, anche perché è una di quelle opere così famose e così spesso citate che ti sembra, in fondo, di conoscerla già. l'effettiva lettura mi ha confermato da un lato l'alta qualità, dall'altro mi ha sorpreso perché, dall'idea che me n'ero fatto, pensavo fosse molto pi ... (continue)

    colpevolmente, non l'avevo mai letto, anche perché è una di quelle opere così famose e così spesso citate che ti sembra, in fondo, di conoscerla già. l'effettiva lettura mi ha confermato da un lato l'alta qualità, dall'altro mi ha sorpreso perché, dall'idea che me n'ero fatto, pensavo fosse molto più lungo (sicuramente perché la nozione dei lunghi anni spesi dal protagonista alla fortezza Bastiani aveva inconsciamente e indebitamente prodotto per associazione la nozione che la lettura sarebbe stata altrettanto lunga, se non altrettanto noiosa).

    letto in due tranche distinte su due diversi treni. non c'è bisogno che l'apprezzamento è moltiplicato dalle inquietanti affinità fra la situazione esistenziale del protagonista e quella del sottoscritto.

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    JSRitchie said on Apr 9, 2012 about the Others edition | Add your feedback

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