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Middlesex

By Jeffrey Eugenides, Katia Bagnoli (Translator)

(2802)

| Hardcover | No ISBN

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Book Description

alliope Stephanides, rara specie di ermafrodito, ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, fino a quando l'arrivo della pubertà l'ha sottoposta a inevitabili trasformazioni. Responsabile della sua 'eccentricità biologica' è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni Continue

alliope Stephanides, rara specie di ermafrodito, ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, fino a quando l'arrivo della pubertà l'ha sottoposta a inevitabili trasformazioni. Responsabile della sua 'eccentricità biologica' è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni e che ora si manifesta dando inizio all'odissea di Callie: un viaggio che ci proietta nei sogni e nei segreti della famiglia Stephanides, tra furbi imprenditori e ciarlatani, sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un alternarsi di nascite, matrimoni, scandali e segreti, che dalla Turchia ottomana si trasferisce nell'America del Proibizionismo e della guerra, dei conflitti razziali e della controcultura, del Vietnam e del Watergate. E' un mito contemporaneo quello che Eugenides ci racconta, un romanzo di trasformazioni che affronta i temi più dibattuti dell'epoca moderna, da quello dell'identità a quello del tempo, in una sublime combinazione di elegia, avventura e analisi storico-sociale.

Critics

  • Middlesex

    Quest’incredibile storia ha inizio nel 1922, in un piccolo paesino della Grecia chiamato Bitinio. Se, con la forza della fantasia, potessimo gironzolare tra le poche anime che vi abitano ed entrare nelle loro case basse penetrate dal vento, scoprirem ... (read full critics)

    mangialibri published on Fri, 17 Feb 2012

  • 'Middlesex' by Jeffrey Eugenides

    This book has received rave reviews, been an international bestseller and won the 2003 Pulitzer Prize for Fiction. And no wonder - it is BRILLIANT. Middlesex is wholly original and unlike anything I've ever read before. Just look at the opening line: ... (read full critics)

    readingmatters published on Mon, 27 Sep 2010

22 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    Nonostante alcune lungaggini e la fastidiosa trovata dell'autore di rivolgersi direttamente al lettore (raramente per fortuna), il libro è molto bello e ben scritto. Ho adorato quella capacità di Eugenidis di raccontare riuscendo a coinvolgere il lettore, sapendo però mantenere un giusto equilibrio, ... (continue)

    Nonostante alcune lungaggini e la fastidiosa trovata dell'autore di rivolgersi direttamente al lettore (raramente per fortuna), il libro è molto bello e ben scritto. Ho adorato quella capacità di Eugenidis di raccontare riuscendo a coinvolgere il lettore, sapendo però mantenere un giusto equilibrio, un certo distacco. Non è un libro strappalacrime insomma, ma è commovente. Questa volta il pulitzer glielo avrei dato pure io!

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    giò said on Apr 16, 2012 | 4 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Eugenides è uno dei pochi autori in grado di sedurre il lettore con eguale intensità tanto nei racconti mitologici quanto negli excursus sulla vulva. Anche i passaggi di maggiore lirismo conservano una tale aderenza con la realtà da non diventare mai autoreferenziali. "Middlesex" è un signor romanzo ... (continue)

    Eugenides è uno dei pochi autori in grado di sedurre il lettore con eguale intensità tanto nei racconti mitologici quanto negli excursus sulla vulva. Anche i passaggi di maggiore lirismo conservano una tale aderenza con la realtà da non diventare mai autoreferenziali. "Middlesex" è un signor romanzo, per lo meno fino al momento di tirare le somme, quando si rifugia in luoghi comuni(vedi il viaggio alla ricerca di sé) che stonano con l'originalità delle pagine precedenti e che sembrano voler condurre al finale atteso dal lettore(siamo sicuri che lo attendessimo tutti?).
    Resta comunque un gran bel romanzo, onesto anche quando diventa ruffiano( e credetemi che capita davvero spesso).

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    Delirio said on Apr 13, 2012 about the Mass Market Paperback edition | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    A volte i premi letterari ci azzeccano, a volte meno, a volte magari schifano candidati immensamente meritevoli ma premiano comunque opere d'altissimo valore. Lasciando perdere il Nobel, che con lo scriver bei libri c'azzecca solo in parte, fin'ora devo ammettere che i premi USA più importanti (PEN/ ... (continue)

    A volte i premi letterari ci azzeccano, a volte meno, a volte magari schifano candidati immensamente meritevoli ma premiano comunque opere d'altissimo valore. Lasciando perdere il Nobel, che con lo scriver bei libri c'azzecca solo in parte, fin'ora devo ammettere che i premi USA più importanti (PEN/Faulkner, NBAward e compagnia) ch'abbia approcciato si sono sempre rivelate opere d'elevatissima caratura e d'enorme potenza narrativa, tant'è che scorrendo le liste dei premiati non manco mai di ripromettermi nuove letture (e di disperarmi per la loro mole).
    Dico tutto questo perchè se non avesse vinto un Pulitzer difficilmente avrei approcciato, almeno così "presto" nel mio percorso esplorativo, Middlesex di Eugenides - e avrei mancato un bel gioiello, perchè Middlesex non sarà un libro perfetto ma è un'opera maestosamente ben orchestrata, scritta con una maestria difficilmente pareggiabile, una dimostrazione vivente e pulsante dell'immenso potere della Regina della Narrativa, la Letteratura (leggasi la Letteratura in Prosa), ancora viva, vegeta e in costante ascesa - checchè ne dica l'ottimo signor Roth.

    Partiamo dal presupposto che Jeffrey Eugenides scrive davvero bene, ma hey!, non penso ti prendano a insegnar Creative Writing a Princeton perchè hai vinto un concorso a premi. Questo traspare sia a livello puramente stilistico (dove il nostro dimostra pochi concorrenti tra gli esseri umani ancora in vita, Franzen McCarthy e un'altra manciata) che a livello architettonico, organizzativo, tecnico - tant'è che Middlesex è una saga familiare (almeno per una buona metà) piuttosto imponente per mole e portata, eppure sempre cristallina e immediata. Eugenides sfrutta in particolare uno degli artifici narrativi di più difficile utilizzo (e uno dei più dannosi, se usato male): l'anticipazione, inserita a risultar sempre intrigante - capace di tenerci sulle spine per ogni singola scena, in attesa che accada "proprio quella cosa lì".
    Si diceva che Middlesex è una saga familiare solo a metà, perchè (e prendete entrambe le definizioni come estremamente elastiche) a un certo punto il filo della trama, che si snoda attraverso due continenti e tutto il '900, raggiunge il punto in cui il narratore - il/la protagonista - viene effettivamente al mondo, e allora l'opera diventa Bildungsroman, ma Bildungsroman di genere. Genere sessuale. Di cosa parli il libro lo sanno praticamente tutti, e su un argomento del genere sarebbe facile cadere nello squallido o nel grottesco. L'autore lo fa? A tratti sì, soprattutto verso la fine, ma nel farlo non cancella assolutamente i momenti di puro lirismo che caratterizzano invece altri passaggi d'un libro che parla di fisicità e sesso in maniera molto esplicita, ma che sà anche essere (senza apparir contraddittorio) un bellissimo libro d'amore.
    Questo binomio purezza/durezza contraddistingue in realtà l'intera opera anche nei suoi momenti "storici": la famiglia Stephanides attraversa, di fatto, alcuni momenti chiave del '900 (il rogo di Smirne in Grecia, le sommosse raziali a Detroit) e Eugenides riesce a dipinger simili situazioni senza perder di vista l'inevitabile brutalità storica, ma al contempo senza indugiar (e la tentazione sarebbe forte) su violenze e disordini. Va detto anche che in questi passaggi l'autore si dimostra un poco poco incoerente, o meglio, applica l'espediente narrativo deboluccio del "io non vi dirò se ha ragione X o Y, mi limiterò a darvi una pretenziosa visione dei fatti palesemente in linea col mio pensiero socio-politico - e poi provate a dirmi se non è vero che ha ragione Y!". Ma una voce nella mia testa* mi ricorda che questa è Fiction in 1° persona e in effetti il narratore stà interpretando un personaggio, e in quest'ottica gli si può poi dar il beneficio del dubbio.
    *no, non ci sono davvero voci nella mia testa.

    Middlesex è un libro che parla d'una situazione biologica difficile e complessa, ancora in larga parte ignorata o adombrata, e ne parla senza sconti - ma senza smarrire la sua sostanziale tenerezza, la sua capacità di toccar il cuore del lettore. Middlesex tratta l'argomento di cui è al centro come meglio non si potrebbe, e lo fa nella cornice d'una storia meravigliosa. Libri come questo meritano d'essere letti da chiunque, ad ogni età, e questo vale di più di qualsiasi premio del mondo.

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    Krokgard said on Apr 7, 2012 about the Mass Market Paperback edition | Add your feedback

  • storia avvincente ma si perde in descrizioni troppo meticolose di fatti, eventi e luoghi che spesso non sono inerenti alla vicenda narrata

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    oceanomare said on May 19, 2012 | Add your feedback

  • In questo momento mi pare di essere la povera tapina abbandonata sul marciapiede, che guarda la Cadillac della famiglia Stephanides allontanarsi sempre di più; Cal che si sporge dal finestrino per salutarti un'ultima volta, e tu là con la faccia da bambino a cui è caduto il gelato.
    La pecca dei bei ... (continue)

    In questo momento mi pare di essere la povera tapina abbandonata sul marciapiede, che guarda la Cadillac della famiglia Stephanides allontanarsi sempre di più; Cal che si sporge dal finestrino per salutarti un'ultima volta, e tu là con la faccia da bambino a cui è caduto il gelato.
    La pecca dei bei mattoni letterari è..che finiscono. Il lettore non ha la fine sotto il naso, quella è talmente lontana che pensarla non è un urgenza, anzi, in certi casi bisogna armarsi di pazienza per il durante, più che per la fine.
    Però poi arriva, e non è affatto facile accettarla. Ho piantato le radici fra queste pagine, mi sono talmente abituata all'atmosfera di casa Stephanides che poi ritrovarmene sbattuta fuori così è traumatizzante. Non sarebbe male l'idea di inseguire la Cadillac imitando Dustin Hoffmann disperato che grida "Elaaaaaaine!". Tanto basta cambiare il nome.

    Middlesex non è un semplice libro, è una vera e propria distesa di eventi su eventi, storie, personaggi. Sono convinta che dopo libri del genere verrebbe proprio da allargare le braccia per riempire più spazio possibile, con una bella espressione da "lo vedi quanto c'è dentro questi confini?". Middlesex è un librone, direi. Cal ti prende la mano e ti indica il principio, e ti fa passare come un filo nell'ago in modo circolare. Attraversi questo grande viaggio che è la storia della famiglia Stephanides, fai di Desdemona e Lefty tuoi amici e custodisci insieme a loro l'intimo segreto, parti con loro per l'America sprovveduta tanto quanto loro, e poi arrivi a destinazione, fai la conoscenza della città di Detroit e di tutti gli altri personaggi, pronti ad attaccarsi alla corrente per andare ancora avanti, avanti, ed arriva già la seconda generazione con Milton, Tessie, Zoe e Mike, puoi percepire il mondo attorno a loro che inevitabilmente cambia, e senza che tu te ne accorga è già arrivato il momento di passare la palla all'ultima generazione con Calliope, l'ultimo e il più importante personaggio del libro. Sarà proprio lui a consentirti di buttarti dentro la storia dei suoi antenati, e sarà lui, nel momento in cui il cerchio si chiuderà, ad abbracciare il segreto della prima generazione.

    Eugenides è un Signor Scrittore, ed una delle prime ragioni con cui potrei testimoniare questa mia affermazione è che lui i vestiti dei suoi personaggi te li fa proprio indossare, te li cuce addosso senza bisogno di tante parentesi su di loro, arrivi a capirli intimamente anche solo dalle loro reazioni, da cosa Cal evince dai loro sguardi, entri nella loro testa e senza fatica te ne tiri fuori per entrarne ancora in un'altra, riuscendo a capire la parte di tutti, e persino in un conflitto generazionale come quello fra Milton e Chapter Eleven, proprio perché capisci e non puoi condannare nessuna delle due parti, ti piace la posizione privilegiata in cui ti ritrovi. Sei passata attraverso di loro e sai cos'hanno dovuto attraversare, Eugenides silenziosamente ti fa assaporare il nome della "comprensione", dell'"accettazione" e un po' anche quell'astenersi dal giudicare in nome dell'equità.
    Una delle cose che mi sono piaciute di più della descrizione dei personaggi e dei loro sentimenti, emozioni..è come sia tutto così reale. Non c'è nessun artificio, nessun patetismo, siamo in grado di comprenderli perché nel momento in cui si aprono anche solo per qualche riga con noi, inevitabilmente ci si immedesima, e questo perché Eugenides - poffarbacco è ovvio - conosce l'animo umano, dimostra di avere in mano la situazione e di saper far luce perfettamente sulle conseguenti reazioni del tutto naturali dei suoi personaggi. Eugenides veste i panni di un ermafrodito ed è capace di rendere la sua dualità, è capace di far sentire al lettore la silenziosa coesistenza fra la sua mascolinità e la sua femminilità. E naturalmente come? Mostrando e non dicendo apertamente. Da qui il perché tanti lettori abbiano detto di essersi potuti immedesimare nella condizione difficili di Callie percependo di essere Callie durante la lettura.
    Eugenides è preciso e asciutto, e direi che ha piuttosto ben presente il concetto dell'ampio respiro nella narrazione. Seicento pagine ne sono la dimostrazione.
    Il bello è che a fine lettura a me non verrebbe mai in mente di dire, "sì..però tagliare un po' non sarebbe stato male, eh..". No, per me ci volevano tutte, nessuna era davvero superflua.

    Ho letto da diversi che questo libro grida all'apertura mentale, ed è stato effettivamente capace di aprire la porta ad un modo di guardare alla vita più libero, meno legato alla stupida vergogna di ciò che è la propria sessualità.
    Middlesex sostanzialmente grida al "Let it be!", ti fa capire o ricordare che la propria sessualità non dovrebbe mai essere qualcosa da reprimere, che il piacere, anche se derivato da vie non proprio convenzionali (eh ma chi se ne frega!), non è qualcosa a cui rinunciare solo perché sbagliato per il pensiero comune, ti fa capire che l'autenticità dei propri sentimenti è qualcosa di irrinunciabile, più importante di qualsiasi definizione di giusto e sbagliato. La convivenza fra senso di colpa e allo stesso tempo la volontà di seguire i propri desideri rende questo libro sincero, tenero, commovente, e molto intelligente..

    Jung: "Il piacere non è mai semplice, come lei pensa".
    Gross: "Lo è: è semplicissimo. Finché non decidiamo di complicarlo."
    - A Dangerous Method.

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    universe. said on May 17, 2012 about the Mass Market Paperback edition | Add your feedback

  • Un romanzo denso di contenuti

    Ne parlo più approfonditamente qui --> http://lafedelibrovora.blogspot.it/2012/05/recensione-m…

    Questo libro può essere descritto con un solo aggettivo: denso. In particolare è denso di informazioni, fatti e accadimenti vari. L'autore ha inserito un po' di tutto nella tram ... (continue)

    Ne parlo più approfonditamente qui --> http://lafedelibrovora.blogspot.it/2012/05/recensione-m…

    Questo libro può essere descritto con un solo aggettivo: denso. In particolare è denso di informazioni, fatti e accadimenti vari. L'autore ha inserito un po' di tutto nella trama, dalla descrizione di un funerale greco negli anni '30 alla rivolta dei neri a Detroit nel '67, dall'incendio di Smirne nel '22 alla nascita del "Nation of Islam" nel 1930. Ammetterete che sembrano fatti totalmente slegati tra loro, invece in questo libro ci sono tutti. Questa estrema ecletticità di argomenti può assolutamente essere un pregio, dato che il romanzo conta ben 602 pagine e in questo modo non si incorre nella noia, tuttavia sono arrivata ad un punto in cui tutte queste notizie, insieme ai continui colpi di scena e coincidenze, mi hanno un po' stufata.

    Come da sinossi, il libro ha per protagonista un ermafrodito maschio, Cal, che fino all'adolescenza viene creduto femmina ed educato come tale. Ed è lo stesso Cal la nostra voce narrante. Tuttavia l'autore ha deciso che la storia dovesse iniziare non con la nascita del protagonista, bensì dal momento in cui i suoi nonni si sono innamorati l'uno dell'altra. Peccato fossero anche fratello e sorella! Questo è un grosso spoiler, lo so, ma viene rivelato dopo poche pagine e penso che un lettore dovrebbe sapere che in questo libro non si parla solo di anomalie sessuali fisiche, ma anche psichiche, infatti fin da subito è chiaro che il rapporto tra i nonni di Cal è fortemente incestuoso, e anche questo è stato una delle cuse della sua anomalia. A me la descrizione della nascita di questa coppia ha dato abbastanza fastidio, e non dubito che per altri lettori potrebbe essere una fonte di turbamento ancora maggiore. Inoltre i fratelli/sposi/nonni di Cal, non sono l'unica coppia incestuosa. E' proprio una tradizione di famiglia si vede....
    Lo stile narrativo è particolarissimo, il protagonista racconta la storia della sua famiglia non come se riportasse notizie che gli sono state fornite da terzi, ma come se avesse assistito di persona agli avvenimenti che hanno coinvolto i suoi parenti più stretti, nonni e genitori, quando ancora lui non era nato. Inoltre espone i loro pensieri più intimi e segreti come se li avesse letti direttamente sulle loro anime. Descrive il momento della sua nascita e i suoi primi anni di vita come se potesse ricordarseli (anzi, ammette esplicitamente di ricordarsene) ma poi, quando parla della sua adolescenza e di quando ha scoperto di essere un ragazzo e non una ragazza, dice di non sapere esattamente cosa pensò o provò in quella circostanza. Penso che quest'affermazione strida con il resto a dir poco.

    Un'altra cosa ce non mi è piaciuta è un dettaglio legato alla prima ragazza di cui si innamorò e con cui ebbe le prime esperienze sessuali. Lui la chiama Oscuro Oggetto per tutto il romanzo, allo scopo dichiarato di non rivelare la sua identità. Poi però si dilunga in dettagli sul dove l'ha conosciuta, sul suo aspetto fisico, sulla sua famiglia e i luoghi che frequenta. Indipendentemente dal fatto che la storia sia inventata, il narratore dichiara di sperare che le sue memorie vengano pubblicate, e allora a cosa dovrebbe servire nascondere il nome dell'oggetto del suo amore se intanto chi la conosce capirebbe comunque che è lei dalle descrizioni e l'umiliazione pubblica sarebbe inevitabile? Credo che questo espediente dell'autore, che forse voleva essere originale, sia molto improbabile e mal studiato, a essere sincera mi ha innervosita.
    La mia sensazione, leggendo, è stata che il libro sia stato costruito ad arte, ma tanto artificio l'ha reso troppo impersonale e fasullo. Sembra che Eugenides sia partito da questa idea nuova e mai affrontata prima, ovvero la vita di un ermafrodito non operato alla nascita, e vi abbia cucito attorno sempre maggiori dettagli, fino a creare un'enorme matassa di notizie tutte collegate, a volte anche in maniera molto forzata, ma che lasciano ben poco al lettore soprattutto in termini di emozioni. Secondo me avrebbe potuto soffermarsi di più sulle esperienze del protagonista, sulla sua mutazione e su come ha influenzato la sua vita, invece di relegare il tutto nelle ultime 200 pagine.
    Libro consigliato perchè meritevole sotto moltissimi punti di vista, ma personalmente Eugenides torna a non convincermi del tutto e a farmi dubitare che il suo stile narrativo sia adatto a me.

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    radiolinablu said on May 16, 2012 about the Others edition | Add your feedback

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